ACCOGLIENTE E AFFASCINANTE, TREVISO

Girare senza meta per le vie del centro di Treviso è un’esperienza affascinante per chi voglia scoprire angoli di notevole suggestione: piccole vie pedonali che si intersecano con canali e bastioni fortificati, palazzi antichi e piazzette che sembrano prese di peso da qualche campiello di Venezia. Il paragone con la città lagunare, che dista da qui poco meno di trenta chilometri, è inevitabile. Treviso e Venezia hanno condiviso le medesime sorti dalla prima metà del Trecento, quando i trevigiani decisero di integrarsi con la Serenissima Repubblica e la città divenne così il primo possedimento in terraferma di Venezia. Di incerta origine, la città fu sottoposta nel tardo periodo dell’impero romano alle scorrerie barbariche che costrinsero diversi abitanti a cercare rifugio nella laguna (cosa che portò, successivamente, alla fondazione di Venezia). Ampliata e fortificata nel medioevo, sotto il dominio veneziano la città prosperò ulteriormente divenendo il punto di riferimento di quel territorio che prende il nome di Marca Trevigiana. Al centro della città si trova la piazza del Signori, dove un tempo venivano esposti alla pubblica umiliazione i condannati, giudicati nel Palazzo della Ragione, sulla stessa piazza, detto anche Palazzo dei Trecento, dal numero dei componenti il Maggior Consiglio che qui si riuniva. L’edificio è stato purtroppo seriamente danneggiato durante un durissimo bombardamento nel 1944, ma è stato pazientemente restaurato dopo anni di complessi interventi, anche se gran parte degli affreschi sono andati perduti.

Dietro la piazza si trova il Monte di Pietà che ospita, al primo piano, la chiesa di S.Lucia. Al secondo piano si trova la Cappella dei Rettori, dove venivano eseguite le pene capitali, presso un piccolo altare ancora oggi esistente. Proseguendo dalla piazza dei Signori lungo la via Calmaggiore si giunge nell’asimmetrica piazza del Duomo, intitolato a S. Pietro. Costruito a partire dal XII secolo sui resti di una cappella del tardo periodo romano (della quale resta oggi il portale), l’edificio è stato rimaneggiato più volte nei secoli, fino alla ricostruzione dei primi dell’Ottocento in stile neo-classico, con la facciata scandita da sei colonne e da un’ampia scalinata. Tra i numerosi dipinti che ornano l’interno, vi è una splendida Annunciazione del Tiziano. Dalla piazza del Duomo, tagliando per viale Battisti e via Risorgimento, si giunge alla chiesa di S. Nicolò, la più imponente della città, costruita dai domenicani all’inizio del Trecento. Nell’adiacente Sala Capitolare è presente un interessante ciclo di affreschi di Tommaso da Modena, della metà del Trecento, dedicato ai domenicani più illustri, ognuno raffigurato in una nicchia separata. Un particolare curioso: tra di essi vi è anche il ritratto del cardinale Ugo di Provenza, il dipinto più antico nel quale compare un paio di occhiali.

Ritornando verso il centro attraverso via Martiri della Libertà, si giunge al Ponte di Pria (ovvero di pietra), nella pittoresca zona in cui confluiscono le acque dei canali Cagnan e Buranelli, che collegava la città con le isole della laguna e in particolare, come dice il nome, con Burano. Qui sorge anche l’isola di Pescheria, dove si svolge tutti i giorni il mercato del pesce, che un tempo proveniva direttamente dalla laguna lungo i Buranelli. Dopo aver brevemente costeggiato il Cagnan si giunge alla chiesa di S. Francesco, della fine del Duecento, un tempo adiacente al convento dei francescani, poi demolito.

Durante l’occupazione napoleonica la chiesa venne convertita in caserma e solo nel 1928, dopo un attento restauro che recuperò anche una serie di pregevoli affreschi, fu riaperta al culto. La chiesa ospita le tombe di due figli illustri, Pietro Alighieri e Francesca Petrarca. Prima di mettersi a tavola non resta che scegliere, per l’aperitivo, se assaggiare un calice di prosecco di Valdobbiadene, proveniente dai vicini colli trevigiani, o uno Spritz, di origine austriaca, vino bianco con l’aggiunta di una fettina di arancia e di acqua oppure, concessione alla modernità, di Campari. Al ristorante, i piatti della tradizione veneta, in particolare risi e bisi, pasta e fasioi, sarde in saor e naturalmente il rinomato radicchio rosso.

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