SUGGESTIONI ANCESTRALI

“Terra dei boschi”: questa è una delle origini probabili del toponimo Lucania, l’altro nome con cui è conosciuta la Basilicata, una terra affascinante e tutta da scoprire. Bagnata dalle acque dello Ionio a Sud-Est e dal Tirreno a Sud-Ovest, la sua natura generosa e stupefacente si accompagna a un ricco patrimonio artistico, culturale e archeologico, consolidato in millenni di storia. Nell’VIII secolo a. C. è stata meta della colonizzazione dei Greci, che qui hanno fondato le fiorenti colonie di Siri, Eraclea e Metaponto, di primaria importanza nella Magna Grecia. 

Gelosa custode della propria identità, ma abitata da una popolazione ospitale e vivace, la Basilicata ha molto da offrire ai suoi visitatori: spiagge dorate, tranquille e luminose a Maratea, Metaponto, Scanzano Ionico, Policoro, Nova Siri; terme, con gli stabilimenti di Ala, Latronico, La Calda, Rapolla; una natura selvaggia e incontaminata da scoprire nel Parco Nazionale del Pollino, nel Parco Nazionale Regionale di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane, nel Parco Archeologico Storico Naturale della Murgia e delle chiese rupestri del Materano.

E poi storia, arte, archeologia, nei numerosi centri di primario interesse, come Matera, Potenza, Venosa, nei castelli (il più famoso è quello di Melfi), nelle chiese romaniche sparse per tutte la regione, impreziosite da affreschi, e in quelle arricchite da pitture rupestri, una particolarità di questa regione, nei numerosi resti della civiltà greca, visibili per esempio a Metaponto. Meritano una citazione particolare i celeberrimi Sassi di Matera, insediamenti rupestri sviluppatisi a partire dall’Alto Medioevo lungo le ripide pareti di tufo del torrente Gravina, abitati dall’uomo preistorico e poi dai monaci. L’insediamento occupa due anfiteatri naturali, il Sasso Caveoso ed il Sasso Barisano, divisi da un sperone sul quale sorge la Cattedrale. Fino al 1952 queste grotte erano abitate dalla popolazione di Matera, che le aveva utilizzate trovando soluzioni tecniche e abitative brillanti.

Oggi, dopo il recupero urbanistico, è di nuovo possibile ammirare la ricchezza di chiese, palazzi, edifici scavati nella roccia e terrazze che non mancano mai di suscitare ammirazione nei visitatori.Dal punto di vista culturale, la Basilicata è una regione vivace e impegnata nella salvaguardia delle tradizioni. Si organizzano mostre, per esempio un ciclo di mostre internazionali di scultura nelle chiese rupestri di Matera, ed esistono consorzi ed associazioni per la tutela della tipicità, per esempio il Comitato per la tutela del dialetto galloitalico. Sempre nell’ambito delle tradizioni popolari, sono da segnalare alcune feste che meritano la nostra attenzione per la particolarità dei riti che vi si svolgono. Il Maggio di Accettura è una festa tipicamente pagana, dalle origini antichissime. Un grosso albero viene abbattuto e portato al centro del paese, dove “sposerà”, spogliato di rami e corteccia, un albero più giovane che gli verrà innestato sulla cima. Il rito, che attribuisce agli alberi il potere di generare, si compie per propiziare una buona annata di raccolti.
A Potenza, invece, sempre in maggio,si svolge la Sfilata dei Turchi, una rievocazione storica. La Sfilata ripercorre le tappe della leggenda in onore di S. Gerardo, che avrebbe richiamato una schiera di angeli in difesa dei potentini assaliti dai pirati Saraceni. Il 2 luglio a Matera si ringrazia la Madonna della Bruna. La festa, che inizia all’alba con la processione dei pastori, culmina, dopo la sfilata del Carro Trionfale scortato dai Cavalieri, nella distruzione dello stesso con un assalto popolare.

Dalla distruzione del Carro si traggono gli auspici per il raccolto e chiunque riesca a possedere un pezzo avrà fortuna per l’anno a venire. Il visitatore che ha ammirato tutte queste meraviglie avrà poi modo di ristorarsi gustando i piatti tipici, preparati con ingredienti semplici e genuini, come le verdure e i legumi. I lucani si considerano gli inventori della pasta: Orazio, poeta latino nato a Venosa nel 65 a.C., nella VI Satira raccontava di tornare al borgo natio per mangiare la zuppa “lucana”, ceci e porri, secondo gli studiosi di gastronomia il primo riferimento scritto alla pasta. La pasta fatta in casa prende molte forme: fusilli, lagane, maccaroni, capunti, cavatelli, calzoni, scorze di mandorla, orecchiette, strascinati, ecc. Inoltre si possono assaporare numerose varietà di formaggio di pecora e di capra, la tipica salsiccia lucana (lucanica), piatti di carne a base di pecora e d’agnello, dolci dai sapori genuini che vengono da accostamenti spesso arditi, come i catoncelli ripieni di crema di ceci miscelata con cacao amaro e zucchero, o il sanguinaccio preparato con sangue di maiale, mosto cotto, cioccolato fondente, uva passa, buccia di limone, cannella e zucchero.

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